Giovedì, ore 15. Un mezzo scarica a Bologna e riparte verso la sede. Vuoto, duecento chilometri.
Alla stessa ora, in ufficio, arriva una richiesta: un carico da Modena per venerdì mattina. Viene data a un altro mezzo, che partirà domani dalla sede.
Due viaggi. Uno dei due, a vuoto.
Nessuno l'ha fatto apposta. Chi ha preso la richiesta non vedeva dove sarebbe finito ogni mezzo quella sera. Chi aveva pianificato il viaggio per Bologna non sapeva della richiesta. L'informazione per riempire quel ritorno c'era, ma in due posti diversi.
Il carico di ritorno a volte non manca. Manca chi lo vede in tempo.
1. Dove finisce ogni mezzo, a fine giornata?
L'ultima tappa del viaggio dice dove sarà il mezzo stasera. Se la sa solo chi ha pianificato, chi prende le richieste lavora alla cieca.
2. Chi prende le richieste vede il programma?
Se le richieste arrivano a una persona e il programma lo tiene un'altra, ogni incastro passa da una telefonata. E le telefonate non si fanno sempre.
3. Quanti chilometri a vuoto si fanno in un mese?
Gasolio, ore dell'autista, usura del mezzo. Se nessuno li conta, nessuno li riduce.
4. Il ritorno si pianifica o si subisce?
Pianificare un viaggio fino allo scarico è metà del lavoro. L'altra metà è sapere cosa fa il mezzo dopo.
Cosa non serve
- Un software di ottimizzazione da laboratorio.
- Più telefonate tra ufficio e autisti.
- Accettare qualsiasi carico pur di non rientrare vuoti.
Serve una cosa sola: che richieste, viaggi e tappe stiano nello stesso posto, così chi riceve un carico vede subito chi passa già da lì.
Il chilometro più caro è quello fatto a vuoto. E a volte il carico per riempirlo era già in ufficio.