Giovedì pomeriggio arriva una richiesta: un carico per Bari, prezzo interessante. Si accetta al volo.
Tre settimane dopo qualcuno mette insieme i conti. Il gasolio. I pedaggi. Sei ore ferme allo scarico. Il ritorno a vuoto. Il camion ha girato, l'autista ha fatto il suo, il cliente è contento. E il viaggio, alla fine, non ha lasciato niente.
Nessuno ha sbagliato a guidare. Il prezzo è stato deciso guardando solo una parte del viaggio. Il resto è arrivato dopo, sparso fra scontrini, estratti conto e fogli. E nessuno l'ha rimesso accanto al viaggio che l'aveva prodotto.
1. Quanto costa davvero un chilometro?
Gasolio, pedaggi, manutenzione, autista. Se quel numero si scopre solo a fine anno, i prezzi si fanno a sensazione.
2. Quanto pesa il ritorno?
Se il camion torna vuoto, il viaggio di andata paga anche quello. Nel prezzo c'era?
3. Quanto costano le attese?
Sei ore ferme allo scarico sono sei ore di mezzo e di autista. Qualcuno le scrive sul viaggio, o restano un ricordo?
4. Quali clienti rendono davvero?
Non quelli che fanno più viaggi: quelli che lasciano qualcosa dopo i costi.
Cosa non serve
- Un foglio di calcolo in più da aggiornare la sera.
- Aspettare il bilancio di fine anno.
- Alzare tutti i prezzi a caso.
Serve una cosa sola: che ogni costo, nel momento in cui nasce, finisca sul viaggio che l'ha prodotto. Il pieno, il pedaggio, la trasferta dell'autista.
Un'azienda di trasporti non guadagna sui viaggi che fa. Guadagna sui viaggi che conosce.