Chi controlla vede sempre le stesse cose. Non perché le aziende siano sciatte, ma perché il registro viene trattato come un adempimento da fare dopo, invece che come una conseguenza del lavoro.

I dieci

ErroreCosa produce
Registrare tutto a fine meseRitardi sui termini e memoria che non regge
Copiare il codice dal ritiro precedenteCodici sbagliati che nessuno rilegge
Mischiare chili e litri sullo stesso codiceGiacenze che non tornano più
Non guardare mai le giacenzeErrori scoperti a fine anno, su centinaia di righe
Dare per accettata una trasmissione partitaBuchi che crescono in silenzio
Sovrascrivere invece di rettificareIl registro perde la sua storia
Dimenticare il riferimento al carico sugli scarichiI conti non si chiudono
Ereditare lo stato fisico senza guardareDato che non corrisponde a quello che è arrivato
Sommare le giacenze fra sedi diverseNumeri che non significano niente
Aspettare la copia del formulario per registrareRitardo sui termini per un dato che si integra dopo
Sette su dieci sono di processo

Solo tre di questi errori richiedono di conoscere meglio la norma. Gli altri sette dipendono da quando si registra e da dove arrivano i dati. È il motivo per cui un corso di formazione, da solo, non li risolve.

Le tre regole che li tolgono quasi tutti

  1. Registra quando il lavoro finisceIl ritiro si chiude, la registrazione nasce. Non la sera, non il venerdì, non a fine mese.
  2. I dati arrivano da dove sono giàAnagrafica del cliente, listino dei codici, giro pianificato. Ogni dato ribattuto è un errore possibile.
  3. Guarda tre numeri ogni meseMovimenti non registrati, giacenze sotto zero, trasmissioni non accettate. Cinque minuti, non un'ora.

L'errore che non è nella lista

Ricostruire il passato quando ci si accorge di essere indietro. È comprensibile e va evitato: un registro con movimenti inventati non è un ritardo, è un'altra cosa. Meglio un buco spiegabile, con le registrazioni fatte da oggi in avanti nel modo giusto.